Sunday , 20 January 2019
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Non è un’emergenza, è un esodo. Prosegue l’attività di assistenza e accoglienza dell’Associazione umanitaria HALP durante gli sbarchi di migranti nel porto mercantile di Taranto.

”Ci vuole coordinamento e più operatori specializzati, questa non è un’emergenza è un esodo  -  afferma  Edmondo Papanice ,  presidente di HALP -  chi è del mestiere sapeva benissimo che prima o poi l’esodo dalla Siria sarebbe arrivato sulle coste italiane, a distanza di pochi anni dall’Emergenza flussi migratori dal Nord Africa siamo punto e a capo. edmondo papaniceMancano strutture idonee per l’accoglienza, non si possono lasciare da soli i volontari allo sbaraglio;  la maggior parte delle persone sbarcate vengono in Europa per salvare  la propria vita e quella dei propri figli , categorie vulnerabili, donne vittime di tratta, adolescenti testimoni di atti violenti nel loro paese di origine e tutt’ora sotto shock – conclude il presidente Papanice- stiamo parlando di profughi dove sicuramente la maggior parte di loro saranno rifugiati , oltre al tatto ci vuole preparazione  e il deus ex machina, ossia coordinamento dall’alto.

L’Ufficio Comunicazione di HALP, ricorda ad alcuni giornalisti pugliesi ,  che esiste la Carta di Roma ossia un protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti 

dove si invitano i giornalisti italiani a:
osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti nel territorio della Repubblica Italiana ed altrove e in particolare a:
a.      Adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore ed all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri;
b.      Evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. CNOG e FNSI richiamano l’attenzione di tutti i colleghi, e dei responsabili di redazione in particolare, sul danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio; e di riflesso alla credibilità della intera categoria dei giornalisti;
c.       Tutelare i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando quelle accortezze in merito all’identità ed all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, tanto da parte di autorità del paese di origine, che di entità non statali o di organizzazioni criminali. Inoltre, va tenuto presente che chi proviene da contesti socioculturali diversi, nei quali il ruolo dei mezzi di informazione è limitato e circoscritto, può non conoscere le dinamiche mediatiche e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell’esposizione attraverso i media;
d.      Interpellare, quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni.

 

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