Sunday , 20 January 2019
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Intervista del mese – gennaio – Paolo Portoghesi

Paolo PortoghesiArchitetto, critico, saggista, accademico e storico, Paolo Portoghesi è considerato il padre del Postmoderno e uno dei più grandi architetti del Novecento. Autore di diverse opere di una certa notorietà internazionale, tra le quali in via parziale si ricorda:                                                                                    Teatro Kursaal Santalucia, Bari (1991); Casa Baldi, Roma (1959); Teatro di Cagliari (1965); Casa Papanice, Roma (1966); Chiesa della Sacra FamigliaSalerno (1969); Agenzia di Servizi Culturali della Regione Abruzzo e biblioteca civicaAvezzano (1970); Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo e biblioteca civicaVasto (1970); Grand Hotel, KhartoumSudan (1972); Palazzo reale, AmmanGiordania (1973); Moschea di Roma (1974); Accademia di Belle ArtiL’Aquila (1978-82); Residenza a Tegel per l’IBA 84BerlinoGermania (1984-88); Sala Convegni, Terme TettuccioMontecatini Terme (1987); Piazza Elimo, Poggioreale (Italia) (1988); Piazza Leon Battista Alberti, Rimini (1990); Cappella di Don Giuseppe RizzoAlcamo (1995); Chiesa di Santa Maria della Pace, Terni (1997); Biblioteca Civica, Abano Terme (1999); Grande Moschea, StrasburgoFrancia (2000); Teatro Politeama, Catanzaro (2002); Giardini di Montpellier (Lattes), Francia; Parlamento del Centro America, EsquipulasGuatemala; Ristorante Primavera, MoscaRussia; Piazza del Municipio, PirmasensGermania; Quartier generale del Royalties Institute, St. Peter’s College, OxfordRegno Unito; Complesso  residenziale, PechinoCina (2003); Piazza pubblica, ShanghaiCina (2006);

 1) Borromini per Lei è stato sin da ragazzo un grande esempio da studiare e ammirare, al punto che ancora studente ha pubblicato alcuni saggi, l’architettura barocca quanto ha inciso sulla sua formazione e nel suo lavoro di progettazione? 

Paolo PortoghesiBorromini, quando io ero ancora ragazzo, non era ancora considerato così importante nella storia dell’architettura. E’ stata una conquista della storia dell’arte moderna la sua piena rivalutazione. La ragione per la quale l’ho scelto come maestro, nonostante sia vissuto tre secoli prima di me, è la sua capacità di inventare cose nuove nutrendosi però degli insegnamenti della tradizione e considerando la tradizione nel senso più ampio della parola, come l’eredità di chi è venuto prima di noi. In questo modo ha potuto utilizzare l’eredità di Michelangelo, l’esempio di Domenico Fontana e Carlo Maderno, che erano suoi consanguinei, ma anche certi insegnamenti del gotico e le ricerche degli architetti che costruirono nel secondo secolo Villa dell’imperatore Adriano a Tivoli. Mi appassionava questo suo nutrirsi di esperienze lontane e persino contraddittorie e ho trovato un atteggiamento simile in un musicista moderno che ammiro: Gustav Mahler che interpretava la Tradizione come un “proteggere il fuoco non adorare le ceneri.” L’innovazione per Borromini non era costruire sulla “tabula rasa” ma innovare a partire da chi a suo tempo aveva innovato. In questo modo al sua architettura è riuscita, senza abbandonare lo spirito classico ad avvicinare l’architettura alla natura.

2) Citando due suoi libri: ‘‘Natura e Architettura’’ e ‘‘Geoarchitettura. Verso un’architettura della responsabilità’’, opera un’appassionata e coerente difesa della necessità di guardare alla natura come fonte di riflessione e ispirazione progettuale, cosa è l’Architettura umanistica e crede che la prossima generazione di architetti cercherà di tutelare questo equilibrio e rispetto per l’ambiente circostante?

71gom2tdulIl rapporto con la natura è un punto chiave non solo per l’architettura del nostro tempo ma per tutta la cultura moderna.Il progresso tecnologico e il mito della crescita infinita che molti perseguono assurdamente in un pianeta che ha risorse limitate, stanno mettendo a rischio – attraverso i cambiamenti climatici gli equilibri ambientali ai quali è legata la stessa abitabilità della terra da parte dell’uomo. Un’ architettura “umanistica” che persegua il fine di ridurre consumi e gli sprechi, tornando alla misura umana, si impone come indilazionabile necessità, se vogliamo salvare la civiltà e conservare la bellezza della terra che poggia sulla diversità e varietà delle culture. Per questo l’architettura deve dialogare con i luoghi e non perdere l’identità che la lega alle culture regionali e nazionali. Sono convinto che le nuove generazioni abbandoneranno i miti della crescita infinita e dello sviluppo incontrollato della tecnologia che ci rende schiavi delle nostre creature meccaniche. “Ho paura – scriveva Einstein – del giorno in cui la tecnologia supererà la nostra umanità. Il mondo allora avrà solo una generazione di idioti”. Sarà la natura stessa con la sua minacciosa ribellione a convincere le generazioni future ad evitare il rischio della “disumanizzazione”.

3) Mi permetta una domanda personale, Casa Papanice commissionata da mio nonno l’imprenditore edile Pasquale Papanice, una delle sue più significative opere nell’ambito dell’edilizia residenziale oggi sede dell’Ambasciata del Regno Hascemita di Giordania è ancora oggetto di studio per molti studenti, Le chiedo un ricordo su questa sua opera d’arte che è stata ed è emblema del Postmoderno.

La casa Papanice, realizzata insieme all’amico Vittorio Gigliotti, fu un atto di protesta contro il grigiore delle palazzine moderne che sorgevano una accanto all’altra come una catena a chiudere e neutralizzare lo spazio delle strade. L’edificio, attraverso il suo rivestimento di maiolica, dialogava con la luce del cielo e il verde degli alberi che furono conservati gelosamente al loro posto.

Voleva essere un inno alla primavera e per questo il motivo delle fasce verticali di diverso colore traduceva i primi accordi della “Primavera” di Vivaldi con lo stesso metodo di traduzione visiva di un testo musicale, utilizzato nel Bauhaus di Gropius. Per me il Postmoderno doveva essere la fine del proibizionismo, la libertà di esprimersi per tutti i popoli senza dimenticare la propria identità. Purtroppo le cose sono andate diversamente.

[Nota: Casa Papanice oltre ad esser ancora oggi un opera di interesse internazionale,  entrò di diritto negli anni 70 nella storia del Cinema italiano  diventando set di importanti film quali – ”Dramma della Gelosia( tutti i particolari in cronaca)” diretto da Ettore Scola; ”Lo strano vizio della signora Wardh” diretto da Sergio Martino; ”La dama rossa uccide sette volte diretto da Emilio P.Miraglia”

 4) Grande studioso della cultura islamica, Lei da cristiano cattolico più volte ha ribadito quanto è importante rispettare il credo altrui e di riportare al centro degli interessi umani la religione; riguardo l’attuale scena politica, come risponde a chi ancora si chiede se in Europa occorre costruire ponti o costruire muri?           

Costruire ponti è nello spirito della città di Roma che è sorta nel luogo in cui era possibile attraversare, prima su un guado e poi su due ponti il fiume che la attraversa. E’ l’Europa però che – lasciando all’Italia il compito di accogliere i profughi, senza assicurargli una destinazione -  ha creato una situazione insostenibile, venendo meno al dovere della solidarietà. C’è da augurarsi che dalla crisi sorga una nuova Europa che non sia più la roccaforte di una burocrazia normalizzatrice che cerca di annullare le differenze tra le regioni e si preoccupa della dimensione delle vongole, ma un organismo federativo, una Europa delle Patrie che consideri le differenze non caratteri da eliminare, ma ricchezze da conservare e proteggere. La libertà religiosa è una grande conquista e presuppone la volontà di conoscersi e di capirsi tra uomini di diversa identità. La religione, io credo, è una forza, un elemento di unione e di affermazione spirituale indispensabile per salvare la civiltà in un momento così delicato. Ma deve rinunciare alla contrapposizione e al conflitto, diventare strumento di confronto e di dialogo. Ciò è possibile e sono felice di constatare di aver fatto qualcosa in questa direzione. A Roma e poi a Strasburgo ho costruito due moschee che sono divenute entrambe centri di scambio tra culture religiose diverse. A Strasburgo la moschea è stata inaugurata dai quattro esponenti della cultura del Libro e il Rabbino capo ha parlato per primo a nome dei vescovi cattolici e protestanti presenti al rito. Un bell’esempio di una alleanza di pace che attende di compiersi nel mondo e in Palestina in modo particolare.

                  

"Torre del Respiro" a Shanghai5) Ringraziandola per la sua disponibilità a voler inaugurare la rubrica ‘‘Intervista del mese 2019’’ con gennaio, che consiglio si sente di dover dare alle future generazioni di architetti e ai tantissimi giovani di tutto il mondo che in questo momento studia e guarda le sue opere in cerca di ispirazione?                                                                                                                                           I giovani che si accingono ad impegnarsi nel campo dell’architettura devono considerare la loro scelta una scelta morale che li costringe a battersi per la cultura del dialogo e della pace, evitando che l’architettura si svuoti della sua missione educatrice e si esaurisca nella soddisfazione dei bisogni e dei piaceri. Questo comporta una adesione critica allo sviluppo tecnologico che ne promuova gli aspetti socialmente positivi e ne combatta la tendenza a svilupparsi autonomamente al di fuori del controllo umano, favorendo il consumo e lo spreco, aumentando le disuguaglianze economiche e la povertà, sostituendo la macchina all’uomo in modo da sollevare gli esseri umani non solo dalla fatica e dal sacrificio del lavoro, ma anche dal lavoro come sviluppo della personalità e libera creazione.

Versione scaricabile in inglese  January interview -                                                                                                                                                                                                                                                                                     Intervista realizzata dal dott. Edmondo Papanice – Presidente di HALP                                                           Si ringrazia l’Arch. Paolo Portoghesi per la sua disponibilità e gentilezza, la dott.ssa  Luana Convertino che ha curato la traduzione in lingua inglese e il Professor Renato Morganti Ordinario di Design e Tecnologia dell’architettura presso l’Università degli Studi dell’Aquila.

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