Thursday , 19 October 2017
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Intervista del mese – dicembre – Piergiorgio Pescali

Giornalista e fotografo freelance, dedica il suo impegno soprattutto all’Asia, in particolare ai Paesi di cultura buddhista segnati dall’esperienza dei regimi comunisti. Si interessa, inoltre, di servizi sociali offerti dalla Chiesa cattolica nei Paesi asiatici. I suoi primi reportage sono nella Cambogia dilaniata dalla guerra civile e nel Myanmar governato dai militari. È testimone delle tragedie dei Khmer rossi, di cui intervista i principali leader. In Birmania incontra più volte Aung San Suu Kyi ed esponenti dell’opposizione. Anche Tibet, Nepal, Afghanistan, sono tra le mete dei suoi viaggi, collaboratore di diverse testate giornalistiche e radiofoniche italiane e straniere, recentemente ha visto pubblicate le sue fotografie della Corea del Nord nel sito della Bbc. Dal 1996 Pescali, infatti, è uno dei pochi giornalisti a visitare il Paese, dove si reca regolarmente, raccogliendo scritti e immagini. I suoi articoli sono stati riprodotti e ristampati in testate russe, cinesi, vietnamite, coreane, statunitensi, arabe, indiane.Dal 2011 è Ambasciatore di Pace delle Nazioni Unite per il lavoro svolto in Myanmar.

Nella sua carriera giornalistica, ha intervistato numerosi difensori dei diritti umani, persone che hanno come ideale la democrazia e che combattono quotidianamente contro i più cruenti regimi esistenti. Quale o quali tra i suoi intervistati l’ha colpita di più per il suo impegno sociale?

Quando si parla di diritti umani è sempre difficile e riduttivo cercare di classificare un’attività o una precisa figura. Ogni persona ha un proprio percorso umano, politico, religioso che la rende unica. Potrei citare, ad esempio, il vescovo di Timor Est, monsignor Ximene Belo, che avevo incontrato negli anni in cui la piccola isola era vessata dal crudele giogo dell’occupazione indonesiana. Una persona schietta e umile, che si esponeva in prima persona per denunciare le violazioni dell’esercito di Giacarta rischiando la sua stessa vita.

 Myanmar-Photo Piergiorgio Pescali (24)Dal 2011 lei è  Ambasciatore di Pace in Birmania per le Nazioni Unite, con questa onorificenza è stato premiato il suo impegno per il lavoro svolto in Myanmar. Ci può dire quale è la fotografia attuale di questo Paese visto la scarsa attenzione dei media?

Dal 2010 il Myanmar sta attraversando un difficile periodo di transizione verso un sistema  sociale più rappresentativo e, per usare un termine tipico della nostra cultura occidentale, democratico. Per la prima volta dal 1962 c’è un governo civile, la censura è stata abolita con la conseguente nascita di numerose testate giornalistiche, radio e siti internet. La stessa opposizione, guidata da Aung San Suu Kyi, è oggi rappresentata nel parlamento birmano. Al tempo stesso, però, questa rinata libertà ha portato allo scoppio di tensioni che, per anni, erano state congelate tramite un controllo militare, sociale e politico molto ferreo.  Occorre specificare che i 60 milioni di abitanti del Myanmar sono etnicamente divisi in 135 gruppi, ognuno dei quali ha una propria lingua, cultura, religione. E questi gruppi etnici non hanno mai accettato l’autorità governativa centrale, dominata dall’etnia Bamar, o birmana. Le riforme hanno indebolito l’impalcatura che consentiva, seppur con mezzi assai discutibili, di evitare lo scoppio improvviso di nuovi conflitti, specialmente religiosi, con il risultato che oggi, nella nazione, si sta assistendo ad una serie di violenze che mette in pericolo la coesistenza tra le diverse fedi religiose, oltreché etniche.

Pescali_IndocinaL’interesse  per il Sudest asiatico, l’ha portata a scrivere il  libro  ”Indocina”, ci può parlare di questo suo ultimo lavoro e cosa la spinge a mettere sicuramente anche in pericolo la sua vita per realizzare determinate interviste?

L’interesse per l’Estremo Oriente e per la cultura buddista mi ha portato ad approfondire la conoscenza di questa parte del mondo. Da qui ad occuparti, oltre che di cultura, anche della situazione sociale e politica, il passo è breve, oltre che naturale. “Indocina” è un volume che raccoglie le esperienze e le analisi raccolte durante le frequenti e numerose visite in Cambogia, Laos e Vietnam, tre paesi che hanno un trascorso storico comune dovuto alla colonizzazione francese che accomunò la regione in un unico territorio chiamato, appunto, Indocina. La regione, inoltre, ha subito anche uno degli esperimenti più interessanti e drammatici del secolo scorso: il regime dei Khmer Rossi. Sono sempre stato interessato a questa pagina di storia e, appena ne ho avuto la possibilità, mi sono gettato con l’entusiasmo di un giovane giornalista in questa pagina della storia, riuscendo anche a  contattare tutti i personaggi chiave della vicenda cambogiana.

Recentemente lei ha scritto un dossier  ,”Viaggio nel disastro nucleare: l’eredità di Fukushima ”,  ci può dire sinteticamente quali saranno gli sviluppi di quel disastro ambientale ?

Fukushima-Check post at the Off Limit Zone-Photo©Piergiorgio Pescali (10)Fukushima è una centrale nucleare a cielo aperto. La fissione continua pressoché incontrollata e dai suoi reattori continuano a fuoriuscire fughe radioattive che si disperdono nel suolo, nell’aria e in mare. Purtroppo la micidiale miscela di incompetenza tecnologica della Tepco, la ditta privata che gestisce l’impianto nucleare, di insabbiamento e alterazione dei dati effettuata dal governo giapponese, la colpevole lentezza con cui si è intervenuti e la totale mancanza di un piano di contenimento delle fughe, hanno trasformato quello che avrebbe potuto essere un incidente contenibile, in un disastro umano e ambientale di proporzioni immense. Chi ne fa le spese è la popolazione locale: gli abitanti delle zone limitrofe, che hanno dovuto abbandonare case e lavoro; i contadini, che hanno visto le vendite dei loro prodotti crollare e la stessa popolazione giapponese, che oggi vive con la consapevolezza che una Fukushima potrebbe ripetersi in una qualunque delle 52 centrali nucleari dell’arcipelago.

Ringraziandola per aver rappresentato l’intervista del mese di dicembre per la nostra rubrica , le chiedo infine quale sarà il suo prossimo impegno da giornalista e da scrittore?

Sto completando due libri, che verranno dati alle stampe nel 2014. Uno è la biografia di Aung San Suu Kyi e di suo padre, Aung San. L’altro, invece, è un romanzo ambientato nella Cambogia dei Khmer Rossi. Dal punto di vista giornalistico sto terminando un lungo reportage che mi ha impegnato per tre anni, su San Francesco d’Assisi, mentre in Asia continuo a seguire da vicino i cambiamenti che stanno avvenendo in Myanmar ed in Corea del Nord.

http://pescali.blogspot.it/

Edmondo Papanice 

Ufficio Comunicazione di HALP

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